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10 ottobre 2008

Il gigantesco gioco di ruolo

Lo scambio diretto di cibi e manufatti è stato rimpiazzato da conchiglie, oggetti o metalli rari, che delle merci -frutto del lavoro- rappresentavano il controvalore; questo ha permesso ad un maniscalco di farsi la barba anche se il barbiere non aveva il cavallo.

Il sistema ha funzionato, abbastanza da smuovere l'interesse del capoccione di turno (spesso lo stregone); il suo contributo è stato dettare le regole, decidere quanto valgono le monete, quante conchiglie si scambiano con le punte di selce.

Evilution


L'inevitabile evoluzione delle convenzioni sociali ha portato alle monete, pezzi d'oro e d'argento la cui quantità è garantita dal sigillo (non serve pesarli), con le righette di lato che garantiscono che la moneta non è stata consumata per sottrarre metallo.

Le monete sono ancora le conchiglie, sono esse stesse oggetti di un metallo raro, un metallo a cui riconosciamo un valore intrinseco ma che non si mangia... è il nostro riconoscimento a conferire il valore, ovvero un controvalore. Con le monete d'oro e d'argento siamo ancora al primo livello di rappresentanza di controvalore, alle conchiglie il cui valore è la simulazione diretta del valore intrinseco (ovvero del cibo e del lavoro... il controvalore).

L'ulteriore passo è la carta moneta, con le monete di metallo vile.
La carta moneta è la dichiarazione del monarca che lui, per quel biglietto, è pronto a pagare il controvalore in oro. L'oro, non dimentichiamolo, vale solo finché accettiamo la convenzione che abbia un controvalore in lavoro e cibo; dobbiamo tenerlo a mente perché siamo tanto condizionati da essere tentati di attribuirgli un valore autonomo.
La rappresentanza diventa indiretta, siamo al secondo livello di involuzione della fiducia: il pezzo di carta rappresenta l'oro che rappresenta il valore effettivo.

Il sistema capitalistico mostra la sua sottigliezza: come ogni gioco di ruolo anche questo funziona solo finché tutti rispettano le regole.
Il gioco del Monopoli non prevede che qualcuno si freghi gli alberghi e li piazzi su Parco della Vittoria, eppure questo succede, nel Monopoli come nella vita reale.
Nella vita reale ci sono dei bulli che al tavolo del Monopoli non inviteresti mai, perché oltre a fregarsi gli alberghi ti spaccano la faccia se non gli fai tirare il dado due volte quando non gli piace, o ti impongono transazioni svantaggiose.

L'insieme delle regole di questo gigantesco Monopoli costituisce la civiltà.
Questa civiltà è una patina sottile, già abbiamo visto nei secoli scorsi come la carta moneta diventi carta straccia quando il tabellone traballa, per guerre o giocatori che non rispettano le regole.

La forza delle illusioni, l'illusione della forza.


È più o meno a questo punto che alza la voce il saputello del tavolo, o tempora o mores, reclamando a gran voce regole più severe.
Il bello è che tutti gli danno retta, anche se è ridicolo insistere proprio con la strategia che si è dimostrata fallimentare. Non lo fanno perché sono stupidi, lo fanno perché sperano con tutto il cuore che queste regole possano reggere. Vogliono crederci, come Fox Mulder.

Sotto queste regole cresce l'illusione di una civiltà consolidata, e l'allontanamento del capitalismo dalla realtà compie un ulteriore passo in avanti: il denaro (ormai carta e metallo vile) non rappresenta più il controvalore in oro, va a rappresentare la capacità di produzione di uno Stato, va a rappresentare la solvibilità dello stesso in beni e merci.
Il denaro diventa un debito, che si regge sulla parola dei grossi giocatori (gli stati e le banche). Niente più oro, siamo al terzo livello involutivo: il denaro rappresenta la promessa che uno stato possa far fronte con un valore rappresentante il controvalore effettivo.

Se prima il denaro valeva quanto la garanzia aurea, adesso vale quanto la reputazione stimata di produttività di uno Stato. Non esattamente un valore oggettivo...
In più il denaro, divenuto esso stesso merce, acquisisce valore perché c'è chi in quella reputazione crede. Il balletto dei media diventa economia, la rappresentazione della realtà sostituisce la stessa: decade la relazione effettiva tra il valore del simbolo (la valuta) ed il controvalore corrispondente. La maschera è caduta, ma nessuno vuole vederlo.

Da anni, ormai, gli Stati ricchi non sono più quelli che producono i beni... non sono quelli che forniscono il cibo, sono quelli che lo comprano con i loro pezzetti di carta, la cui forza è imposta con le armi, né più né meno. Un gigantesco sistema mafioso.

Gli Stati ricchi precipitano nel vortice del terziario.
Quante persone conoscete che producono davvero qualcosa? Quanti agricoltori? Quanti ciabattini, tessitori?
Siamo tutti immersi nei servizi e nei metalavori, quei lavori che esistono solo per soddisfare bisogni umani non primari, quei lavori che senza qualcuno che procura il cibo non permetterebbero alla razza umana di sopravvivere. Guardatevi intorno, contate quelli che effettivamente contribuiscono alla sopravvivenza animale della razza umana. E contate gli altri.

Il tradimento è anche interno: quei pezzi di carta non hanno un controvalore con un cambio fissato, di conseguenza il loro valore (che è il valore del nostro lavoro) può calare aldilà del nostro controllo.
Contrattiamo il nostro lavoro non più contro un bene, ma contro una promessa il cui valore è variabile. Ci svendiamo anche non volendo, dobbiamo sottostare alla truffa che va sotto il nome di "inflazione", di "libero mercato".
Non producendo beni ma terziario e servizi (o servizi per il terziario e via ricorsivamente), il nostro ruolo economico è quello di buyers, spendors, la moderna e meccanica realizzazione del consumatore.
Siamo ingranaggi di questa economia fittizia che vive il suo gioco di ruolo sulle spalle dei beni prodotti da una minoranza sfruttata (la quale, effettivamente, produce i beni primari).

La farsa delle illusioni.


Il vortice non ha una testa pensante, questa è la sua forza e rappresenta al tempo stesso la sua inevitabile dannazione, il suo precipitare nel grottesco.
La spinta involutiva compie un nuovo passo indietro, e la rappresentanza diviene ancora più indiretta ed aleatoria: è il momento della new economy.

I soldi stessi, simbolo di un simbolo di una promessa di valore, divengono irreali e vengono sostituiti dai numerelli su un estratto conto, cartaceo o elettronico.
Solo una incrollabile fede in questo gigantesco castello di convenzioni può farci sentire benestanti perché in una email c'è una cifra che dice che abbiamo tot soldi.
Non sappiamo se i soldi effettivamente ci sono, non sappiamo quanto valgono, non sappiamo se potremmo prelevarli (ormai tutte le transazioni ingenti sono indirette, rappresentative e virtuali come assegni o bonifici), e soprattutto se prelevandoli davvero varrebbero quello che è dichiarato.

Tutto funziona perché la fattura viene pagata elettronicamente, perché il lavoratore accetta questo pagamento virtuale, perché il supermercato accetta la carta di credito... perché tutti i giocatori ancora credono a questo castello di regole e convenzioni, ormai puramente astratto, e non vogliono porsi domande sul reale valore di quei numerelli.

Eppure lo sappiamo: non valgono niente, sono solo una patina sottile.
Convenzioni, percezioni.
Perché, accidenti, qualcuno di quelli che sfruttavamo ora sta alzando la testa.
Vendiamo anche a loro i servizi, abbiamo finito per credere che il gioco di ruolo fosse vero e che davvero potesse esistere un'economia che vive in assenza di beni primari, preoccupandosi solo del terziario, dei servizi, dei servizi al terziario, della pubblicità, dei DVD, dei palmari... senza che nessuno coltivasse il grano e le cipolle.

Basta vedere l'altalena dei prezzi dell'energia, che si altalena per motivi puramente commerciali (convenzioni) ed influenza anche il prezzo del pane; anche se oggi il pane in effetti costa infinitamente meno che anni fa, noi lo paghiamo di più.

Dietro al velo della biacca.


Ma soprattutto guardiamo all'Argentina, guardiamo al tracollo della sua economia.
In Argentina all'indomani del crollo dell'economia erano venuti meno... i numerelli.
Ma i numerelli sono la virtualizzazione del simbolo di un simbolo di una promessa di un controvalore, tripla astrazione, non sono essi stessi il valore.
In Argentina i campi non si sono inariditi.
Le vacche in Argentina non sono morte.
Nessuna peste ha decimato la popolazione argentina.
E allora che cavolo è successo?

Fermi tutti, che è successo all'economia argentina?
I bond argentini sono un problema finanziario, fanno parte di quell'economia irreale fatta di convenzioni... l'Argentina ha smesso di giocare secondo quelle regole che gli sono crollate addosso, i bond argentini non valgono nulla... ma il problema non è degli Argentini, loro hanno ancora il pane, hanno le vacche, hanno i campi, hanno le fabbriche.

E infatti gli argentini oggi se la passano bene, anche meglio di prima della crisi.
Abbastanza bene da scomparire dai media, come se non fossero mai esistiti, eppure durante la crisi se ne parlava ogni santo giorno... Ma è meglio che la gente non veda quel che segue alla crisi totale, il sistema si regge sulla stessa paura del proprio crollo.

E in Italia? Dopo il crollo che mangeremo per cena? La qualità del terziario?

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