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19 marzo 2010

Installare Grub con RAID 1

Mettendo un software RAID 1 su Debian il disco di boot rimane uno solo.
Se si desidera che anche il disco clone possa effettuare il boot (altrimenti cosa lo si colna a fare?), allora occorre installare Grub su tutti i dischi del RAID:
# grub
grub> root (hd0,0)
grub> setup (hd0)

grub> root (hd1,0)
grub> setup (hd1)

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16 febbraio 2010

"Le vie dei canti" sono una fregatura, ahimé.

Di recente ho fatto un viaggio trekking con “Le vie dei canti” in Marocco, per capodanno.
Un bel viaggio, sia chiaro… 100 e passa Km a piedi nel deserto del Sahara marocchino, con un buon gruppo e delle eccellenti guide locali.

Ero stato conquistato dalla filosofia dichiarata de "Le vie dei canti": viaggi a piedi, turismo sostenibile, guide locali, rispetto per l'ambiente, rispetto per le culture locali.

Purtroppo questo bel manifesto si è scontrato con una realtà sul posto ben diversa, dove la rappresentante locale delle "Vie dei canti" si è rivelata essere arrogante, prevaricatrice, scorretta e maleducata, con noi e soprattutto con la gente del posto.
Ancora ci sono state variazioni di programma note da mesi e mai comunicate, che hanno variato il programma riducendo i giorni di trekking senza preavviso e senza discussione.
Per non parlare di una gestione decisamente anomala del concetto di “spese previste”: sul posto, senza preavviso e all’ultimo momento, le “spese previste” si sono trasformate in una quota da versare, una quota da versare integralmente e anticipatamente nelle tasche del referente de “Le Vie dei canti”, una quota per nulla gestita dai viaggiatori!

Tra i partecipanti eravamo tutti convinti che “Le vie dei canti” non fossero al corrente di queste scorrettezze operate sotto il loro cappello.
Segnalazioni in tal senso sono arrivate alle Vie dei canti, pensando di far cosa gradita ad informarli di un simile problema a cui porre rimedio. Nella loro newsletter di Gennaio le Vie dei canti dicevano che avrebbero risposto direttamente alle persone critiche.

E invece…
Ho inviato una mail che riporto sotto: nessuna risposta.
Sollecitati per due volte, comunque ad oggi nessuna risposta.

Una amica che era nel nostro gruppo ha provato a chiamarli direttamente, ma è stata trattata male al telefono, comunque ignorata.

Proprio oggi ho saputo che anche un’altra partecipante ha scritto in merito, ed è stata anche lei bellamente ignorata.

A questo punto non posso che prendere atto del fatto che "Le vie dei canti" siano perfettamente al corrente delle scorrettezze che si compiono, dalla cafonaggine alla gestione disinvolta delle «spese previste» trasformate in «quota da versare integralmente».

Evidentemente quelle delle vie dei canti sono solo belle parole usate per abbindolare la gente in buona fede, e questo –sinceramente– mi fa abbastanza schifo.

Ho deciso di chiedere la cancellazione da "le vie dei canti", e non viaggerò mai più con loro.

Riporto la lettera a cui continuano a non rispondere, con un veloce riepilogo dei fatti.

Ciao Michela,
      siamo tornati dal viaggio, ed è stato molto bello.

Ali Daimin è una guida responsabile e competente, un vero uomo del deserto, silenzioso e discreto, ma sempre attento a cogliere ogni nostra necessità ancor prima che noi stessi ne avessimo consapevolezza. Ci ha saputo guidare con naturale autorevolezza, senza mai essere autoritario. Altrettanto gentili e straordinariamente organizzati sono stati i suoi ragazzi, cammellieri e cuoco, che ci accompagnavano.
Non potremo mai dimenticare come dal nulla, ogni giorno tre volte al giorno, si materializzassero gustosi e coloratissimi banchetti.
Eva, sempre dolce e sorridente, è stata un'amica prima ancora che un'accompagnatrice.
I ritmi e il silenzio del deserto sono stati doni preziosi.
In un'atmosfera così rilassata e serena, è stato naturale per il nostro gruppo fare davvero gruppo fin dal primo giorno.

Siamo davvero contenti di aver conosciuto delle persone così belle, di aver visto posti così incantevoli, e di come abbiamo viaggiato.

Purtroppo però ci sono state alcune note stonate che vorremmo segnalarvi, nella speranza che un chiarimento con voi possa solo essere utile per i prossimi viaggi.

Ad esempio credevamo che le "spese previste" fossero -come di consueto- un fondo cassa per le spese comuni, dove poi ognuno provvede per le sue spese.
Invece ci siamo visti chiedere da subito, dalla prima sera, l'intero budget di 600EUR al completo.
Non più "spese previste", quindi, ma una vera e propria "quota" su cui non avevamo più voce.
Non ci è sembrata una bella cosa; ad esempio il 31 dicembre uno dei due gruppi è stato trasportato in 4x4, mentre il nostro gruppo ha preferito camminare nella (quasi) tempesta di sabbia: non abbiamo avuto bisogno di un 4x4, siamo stati contentissimi di camminare... eppure le spese le abbiamo sostenute comunque.
Allo stesso modo il gruppo di Anna viaggiava con maggior personale al seguito, avevano menu differenziati, bevevano vino la sera...
Sentirci dire da Anna (che gestiva i nostri soldi) che "ci offriva di tasca sua" l'hammam (10 dirham, 95 centesimi) è stato davvero il colmo!

Il programma era inoltre diverso, variato rispetto al previsto: invece di 8 notti in tenda e 2 in albergo siamo stati 6 notti in tenda e 4 in albergo, con appena 5 giorni di trekking (6 giorni, se contiamo il paio di ore sparute del primo giorno).Ci sarebbe piaciuto almeno saperlo prima, abbiamo fatto molto meno trekking del previsto e 2 giorni in più a Marrakech, non previsti e in qualche modo fastidiosi (avete mai provato a muovervi in 15 nel Souk di una Medina? Un incubo!)
Va benissimo cambiare programma, se è necessario o se lo decide tutto il gruppo, ma noi non avevamo mai alcuna voce in capitolo, siamo solo stati informati, e solo dopo la partenza.
In aggiunta noi due ci eravamo già organizzati per visitare Marrakech autonomamente dopo il trekking, e avevamo prenotato una stanza in un Riad che ci piaceva. Invece abbiamo dovuto cambiare i nostri piani, perché i giorni a Marrakech diventavano troppi; ci siamo spostati ad Essaouira, e purtroppo abbiamo anche dovuto corrispondere una piccola penale all'albergo.

Fermarci nelle città ci ha anche portati a mangiare sempre nei ristoranti.
Noi, per esempio, avremmo preferito non sprecare quel tempo a tavola ma approfittarne per visitare un Souk, per entrare in contatto con la gente del posto. Ma ancora una volta invece che "spese previste" ci siamo trovati a fare i conti con una "quota" interamente gestita da Anna Ba---ni, senza discussione o trasparenza.

Più in generale siamo stati infastiditi dall'atteggiamento autoritario e irrispettoso di Anna, sia nei nostri confronti che -soprattutto- nei confronti della gente del posto. Egocentrica e prevaricatrice, ma soprattutto maleducata; impartiva platealmente ordini a noi e a tutte le guide, non esitando però a scaricare ogni improbabile responsabilità su Ali se qualcosa le andava storto.
Fortunatamente siamo riusciti a viaggiare con il gruppo di Ali Daimin ed Eva, evitando di rovinarci del tutto il viaggio.

Sulla carta la filosofia delle Vie dei Canti (tranquilla, rispettosa, sostenibile) ci piace parecchio.
Ci auguriamo che si sia trattato di un fenomeno isolato, di cui magari non siete a conoscenza, perché qualora questo tipo di gestione rientrasse nella normalità dei viaggi delle Vie dei Canti temo che, nostro malgrado, dovremmo rivolgerci altrove per i prossimi viaggi.

Chiudiamo sottolineando la bellezza del viaggio, e la soddisfazione di aver partecipato.
Non avremmo scritto solo per lamentarci, speriamo che serva a migliorare i prossimi viaggi.

Ciao e grazie di tutto.


Update…

Come ultimo tentativo di sondare la buona fede sono uscito dal gruppo facebook de "Le vie dei canti", spiegando succintamente il perché; spero sempre che si sia qualcuno “buono” nel mucchio (sì, sono un idealista).

Ora sta a loro decidere se cancellare il post, continuare ad ignorarmi, oppure dare un po' retta a quel che dicono e chieder conto di quel che è successo e del perché di questa reazione.

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12 novembre 2009

Preparare lo yogurt in casa - senza impazzire

Per preparare lo yogurt in casa, senza impazzire con yogurtiere, riscaldamenti o altre alchimie, è sufficiente utilizzare il Lactobacillus Bulgaricus, ovvero i cosiddetti “fermenti lattici riutilizzabili”.

In realtà non si tratta di veri e propri fermenti, ma di colonie batteriche.
Ma il nome rimasto è quello, quindi continuerò a chiamarli fermenti :-)

I fermenti si presentano in modo simile ai “fiocchi di latte”.
Per utilizzarli ricopriamoli di latte (possibilmente fresco e intero) e lasciamoli posare da 6 a 36 ore.

Un video per iniziare




Questo video, comodo per mostrare la manualità dell’operazione, presenta a mio avviso alcune pecche:
  1. Il coperchio che chiude il barattolo è un errore.
    I fermenti devono respirare, meglio poggiare il coperchio rovesciato.
    Meglio ancora usare un piattino da caffè, invece del coperchio.
  2. Prima di strizzare e maltrattare i poveri fermenti è meglio passare una ventina di secondi a girarli, semplicemente, facendo colare lo yogurt senza troppe pressioni.
  3. Meglio utilizzare un passino fitto in plastica, il metallo potrebbe rovinare i fermenti (me lo hanno detto e lo riferisco, ma questa mi sembra proprio una fisima new age).
  4. Sebbene sia una buona pratica, non è necessario sciacquare i fermenti tutte le volte; in particolare se il latte è molto fresco una volta su due o su tre si può evitare di sciacquarli prima di rimetterli nel latte.

Il latte


La scelta migliore è il latte fresco, intero e di buona qualità.

Anche il latte Parzialmente Scremato può andar bene, sempre meglio se fresco.

In subordine si può utilizzare il latte microfiltrato, quello che dura fresco fino a 10 giorni.
Scendendo nella qualità occasionalmente e in modo non ripetitivo si può arrivare ad utilizzare latte UHT (Lunga Conservazione, Intero o PS), ottenendo uno yogurt che forse sarà da buttare.

Se proprio non c'è latte possiamo lasciarli qualche ora in acqua, o congelarli.

Tutto questo discorso è teorico, poi bisogna provare… ad esempio io mi sto trovando benissimo con il latte intero biologico della Coop, anche se è a lunga conservazione UHT (costa più del non biologico, ma sempre meno del fresco).

I tempi


I tempi variano da 6 a 24 ore, in genere.
Più a lungo fermenta, più lo yogurt viene solido (e acido, se non togliamo il siero).

I tempi si possono aumentare fino a 48 ore utilizzando molto latte in relazione alla quantità di fermenti, e aumentano di sicuro se fa molto freddo (o se i fermenti sono in frigo).

Se i fermenti non sono in frigo considerare che il latte, di suo, fuori dal frigo alla lunga va a male.
In genere è comunque sconsigliabile lasciare i fermenti nello stesso latte per più di tre o quattro giorni, potrebbero morire.

Quando i fermenti hanno lavorato per almeno un giorno, spesso nel barattolo troviamo sia yogurt che siero.
In questi casi in genere li metto nel passino e lascio colare via, buttandolo, il siero. Poi procedo a recuperare lo yogurt, girando i fermenti con un cucchiaio nel passino e poi strizzandoli come mostrato nel video.

Lo yogurt


Lo yogurt ottenuto è molto simile allo yogurt greco: è di sapore acidulo, non è quel misto di panna e zucchero d'uva standardizzato a cui gli yogurt commerciali ci hanno abituato.
Contiene una quantità di fermenti lattici vivi che le marche più strombazzate se la sognano, e di conseguenza regolarizza le funzioni intestinali (in entrambe le direzioni).

Una volta passato può essere consumato subito, caldo, o riposto in frigo.
In frigo i fermenti continuano ad agire, lo yogurt si compatta ancora e diventa meno acidulo… ma chi ha la passione per il sapore vero dello yogurt acido spesso lo preferisce appena passato. Questione di gusti.

Il modo migliore per gustarlo è semplicemente berlo.
Se vogliamo farne una merenda o una colazione, piuttosto che aggiungere zucchero conviene pensare di mescolarlo a frutta secca, cereali o marmellate fatte in casa.

Congelare i fermenti


Se non possiamo badare i fermenti per 4 o più giorni, possiamo comunque congelarli.

Passiamo i fermenti, sciacquamoli bene, strizziamoli accuratamente.
A questo punto li deponiamo in una bustina sigillabile o nel domopack, ne facciamo una palletta e li surgeliamo.

I fermenti possono rimanere surgelati fino a sei mesi, da surgelati li possiamo trasportare (o spedire per posta prioritaria), e per scongelarli li mettiamo direttamente a mollo nel latte nel loro barattolo.

Assicurarsi la sopravvivenza dei fermenti


I fermenti lattici crescono.

Il modo più semplice di assicurarsi di non perderli per errore è quello di fare un piacere ad amici e parenti e distribuirli, mano a mano che crescono.

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04 novembre 2009

Orari linea FR2

LunghezzaTiburtina
05:4406:11
06:2106:49
06:3906:58
06:5607:24
07:0907:33
07:2807:56
07:4708:15
08:0808:35
08:3909:08
08:5809:25
09:2809:55
10:0610:36
10:2810:55
11:0611:36
11:2811:55
11:4512:12
12:0212:29
12:2812:55
13:1913:46
13:2813:55
14:1714:46
14:2814:55
14:4315:10
14:5915:26
15:2815:55
15:5816:25
16:1516:42
16:2816:55
16:5817:25
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18:0118:28
18:2818:55
19:0219:29
19:2819:55
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20:2820:55
20:5821:25
22:1622:43
     
TiburtinaLunghezza
04:5405:13
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07:0307:29
07:1907:49
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08:3008:56
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10:4611:12
11:0111:27
11:3111:57
12:0512:31
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13:0113:27
13:3113:57
14:0114:27
14:3114:57
14:4115:07
15:0115:27
15:3115:57
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18:3719:03
19:0119:27
19:3119:57
19:4320:09
20:0120:27
21:0121:27
21:1621:42
21:3121:57
22:0122:27

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07 luglio 2009

What I Believe, by J. G. Ballard

I believe in the power of the imagination to remake the world, to release the truth within us, to hold back the night, to transcend death, to charm motorways, to ingratiate ourselves with birds, to enlist the confidences of madmen.

I believe in my own obsessions, in the beauty of the car crash, in the peace of the submerged forest, in the excitements of the deserted holiday beach, in the elegance of automobile graveyards, in the mystery of multi-storey car parks, in the poetry of abandoned hotels.

I believe in the forgotten runways of Wake Island, pointing towards the Pacifics of our imaginations.

I believe in the mysterious beauty of Margaret Thatcher, in the arch of her nostrils and the sheen on her lower lip; in the melancholy of wounded Argentine conscripts; in the haunted smiles of filling station personnel; in my dream of Margaret Thatcher caressed by that young Argentine soldier in a forgotten motel watched by a tubercular filling station attendant.

I believe in the beauty of all women, in the treachery of their imaginations, so close to my heart; in the junction of their disenchanted bodies with the enchanted chromium rails of supermarket counters; in their warm tolerance of my perversions.

I believe in the death of tomorrow, in the exhaustion of time, in our search for a new time within the smiles of auto-route waitresses and the tired eyes of air-traffic controllers at out-of-season airports.

I believe in the genital organs of great men and women, in the body postures of Ronald Reagan, Margaret Thatcher and Princess Di, in the sweet odors emanating from their lips as they regard the cameras of the entire world.

I believe in madness, in the truth of the inexplicable, in the common sense of stones, in the lunacy of flowers, in the disease stored up for the human race by the Apollo astronauts.

I believe in nothing.

I believe in Max Ernst, Delvaux, Dali, Titian, Goya, Leonardo, Vermeer, Chirico, Magritte, Redon, Duerer, Tanguy, the Facteur Cheval, the Watts Towers, Boecklin, Francis Bacon, and all the invisible artists within the psychiatric institutions of the planet.

I believe in the impossibility of existence, in the humor of mountains, in the absurdity of electromagnetism, in the farce of geometry, in the cruelty of arithmetic, in the murderous intent of logic.

I believe in adolescent women, in their corruption by their own leg stances, in the purity of their disheveled bodies, in the traces of their pudenda left in the bathrooms of shabby motels.

I believe in flight, in the beauty of the wing, and in the beauty of everything that has ever flown, in the stone thrown by a small child that carries with it the wisdom of statesmen and midwives.

I believe in the gentleness of the surgeon’s knife, in the limitless geometry of the cinema screen, in the hidden universe within supermarkets, in the loneliness of the sun, in the garrulousness of planets, in the repetitiveness or ourselves, in the inexistence of the universe and the boredom of the atom.

I believe in the light cast by video-recorders in department store windows, in the messianic insights of the radiator grilles of showroom automobiles, in the elegance of the oil stains on the engine nacelles of 747s parked on airport tarmacs.

I believe in the non-existence of the past, in the death of the future, and the infinite possibilities of the present.

I believe in the derangement of the senses: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.

I believe in the designers of the Pyramids, the Empire State Building, the Berlin Fuehrerbunker, the Wake Island runways.

I believe in the body odors of Princess Di.

I believe in the next five minutes.

I believe in the history of my feet.

I believe in migraines, the boredom of afternoons, the fear of calendars, the treachery of clocks.

I believe in anxiety, psychosis and despair.

I believe in the perversions, in the infatuations with trees, princesses, prime ministers, derelict filling stations (more beautiful than the Taj Mahal), clouds and birds.

I believe in the death of the emotions and the triumph of the imagination.

I believe in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.

I believe in alcoholism, venereal disease, fever and exhaustion. I believe in pain. I believe in despair. I believe in all children.

I believe in maps, diagrams, codes, chess-games, puzzles, airline timetables, airport indicator signs. I believe all excuses.

I believe all reasons.

I believe all hallucinations.

I believe all anger.

I believe all mythologies, memories, lies, fantasies, evasions.

I believe in the mystery and melancholy of a hand, in the kindness of trees, in the wisdom of light.

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That’s All Folks!